FitzLab Open Talk
Depositi vivi: gli archivi come luoghi di sperimentazione e nuove narrazioni collettive
«L’archiviazione produce l’evento tanto quanto lo registra», Jacques Derrida (Mal d’archivio. Un’impressione freudiana, 1996).
Un archivio non si limita a conservare il passato: attraverso le sue scelte, contribuisce a stabilire cosa ricordiamo, quali storie raccontare e quali rischiano di rimanere invisibili. Se l’immaginario comune lo riconduce all’idea di un deposito, di un accumulo o di una memoria privata, l’archivio è invece un processo, uno spazio di sperimentazione, un campo aperto alla produzione di significati sempre nuovi. Non è quindi mai concluso ma in costante trasformazione: conservazione, valorizzazione e interpretazione si intrecciano, rendendo i patrimoni materiali e immateriali spazi generativi di nuove narrazioni, capaci di plasmare l’immaginario e la memoria collettiva contemporanea.
Cosa succede, quindi, quando l’archivio si apre alla ricerca, alla sperimentazione e alla produzione culturale? Documenti, testimonianze e immagini possono essere riletti e reinterpretati, dando origine a ricerche, produzioni artistiche, nuove narrazioni di storie rimaste ai margini e ad aprire nuove relazioni con i pubblici. Tra pratiche archivistiche, curatela, sperimentazione artistica e strumenti digitali, quali possibilità permettono di trasformare un patrimonio in una risorsa attiva per il presente? E quali responsabilità comporta questo lavoro? Chi seleziona, interpreta e restituisce una memoria contribuisce infatti a costruire il modo in cui quel passato sarà conosciuto e trasmesso.
Un dialogo tra esperienze diverse per esplorare gli archivi non come raccolte concluse, ma come processi aperti; un confronto su come si costruisce e si trasformano i patrimoni e su ciò che un archivio può rappresentare nel nostro presente.
Informazioni pratiche
ISCRIZIONE
L’incontro è gratuito, previa iscrizione tramite l’apposito form.